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Il Territorio

Breve escursione nel territorio della Val d’Illasi discorrendo liberamente di Amarone.

Sita nella provincia veronese, la Val d’Illasi – nei tempi antichi Valsecca  per la scarsità di piogge – quasi per intero appartiene al Veneto, esclusa la parte a nord che giunge alle Dolomiti del Carega del Trentino Alto Adige. Contando di un paesaggio piuttosto vario caratterizzato da pianura, montagna, con prevalenza di media e bassa collina che per buona parte della sua estensione è percorsa dal Progno  il cui cammino sconnesso povero o privo d’acqua percorre ben sette Comuni – tra cui, appunto Illasi da cui la Vallata prende nome – questa valle dista una ventina di chilometri dalla città di Verona.

Col passare dei secoli la vallata è riconosciuta con nomi diversi: Val di Tregnago, Valle del Progno, Val Longazeria o Logazeria . Per la prima volta, e siamo nella prima metà del XVIII secolo, è nominata Valle d’Illasi   in una “Carta del territorio veronese ” siglata da Don Gregorio Piccoli.

Oggi, questo territorio è diviso dal punto di vista amministrativo nei comuni di Colognola ai Colli, Illasi, Tregnago, Badia Calavena e Selva di Progno.

Il clima, su cui Carlo (uomo concreto, risoluto ed insofferente alle imposizioni) si affida, è da sempre temperato. Le piogge si concentrano quasi esclusivamente in autunno e primavera ed è proprio in questi periodi che il Progno  si riempie, così come si riempiva secoli addietro procurando disagi agli abitanti colpiti dalla carenza d’acqua in altri mesi dell’anno. E’ anche grazie a questo clima, rispettato quanto il valore paesaggistico ed ambientale del luogo, che viene prodotto uno tra i migliori Amaroni, l’Amarone dell’Azienda Ferragù dal color rosso granato (o come i migliori scrittori e critici meglio definirebbero nelle loro valutazioni, colore porpora impenetrabile ), una realtà significativa della Val d’Illasi che nulla ha da invidiare all’Amarone prodotto nella zona ad ovest di Verona e che va degustano con flemma, piano piano, sorso dopo sorso.

Le terre dell’Azienda Ferragù, i numeri di bottiglie, il laboratorio ed il procedimento d’appassimento:

I possedimenti dell’Azienda Ferragù si estendono per un numero di otto ettari a vigneto, e circa un ettaro di terra coltivato ad olivo, che non solo ornano il pigro disegno di graticci baciati dal sole in piena estate, ma ci immergono nel silenzio sommesso nei pressi di Sorcé di Sopra, a duecentoquaranta metri sul livello del mare.

La cantina Ferragù è divisa in due piani reparti: la parte superiore, la più nuova e moderna, dispone delle attrezzature necessarie per svolgere fase per fase la trasformazione da mosto a vino; e poi c’è la cantina con le spesse e basse pareti a volte e con le lucide porte di legno antico che riparano e custodiscono le botti in un luogo suggestivo soprattutto se illuminato, perché quasi velato di una coltre dorata, ove il silenzio regna ed è sacro come la temperatura che vi alleggia impregnando ogni pietra.

Di sopra, prima l’uva è pigiata, diraspata ed il mosto viene poi trasferito nel fermentino.  Dopo circa  trentacinque ore di macerazione ‘a freddo’, e a temperatura controllata, inizia la fermentazione che durerà una trentina di giorni; ciò permetterà l’estrazione di sostanze coloranti, di tannini e dei componenti aromatici dalle bucce.

Tutti i fermentini e i serbatoi sono in acciaio; puntualmente si controlla la temperatura delle uve che piano piano fermentano. Per l’affinamento si utilizzano botti di rovere di uguale capacità, le barriques da 225 litri ciascuna (sono le uniche per capienza che possono vantarne il nome), per dare risalto ad aroma e sapore.

Le sale di appassimento sono due, dislocate all’interno della cantina in modo che si sfrutti al meglio l’aria silenziosa che rende perfetto quel prezioso e dovuto avvizzimento delle uve.

Diamo allora i numeri: all’anno, l’azienda Agricola Ferragù produce circa tremila bottiglie di Amarone, quindici-sedicimila bottiglie, invece, per il Valpolicella Superiore per un totale di ventimila bottiglie. Non ci dimentichiamo del Recioto che però viene prodotto solo nelle migliori annate e per un numero limitato, mille bottiglie.

Dalla lettura dei dati raccolti in laboratorio si decide il periodo adatto alla raccolta, soprattutto in funzione della pratica dell’appassimento.

All’intero di questa piccola bottega si segue la fermentazione insieme allo sviluppo dei vini nella loro fase di ‘invecchiamento’.

L’esperienza utilizzata per portare al giusto appassimento le uve destinate al vino di punta della Cantina Ferragù è e deve essere elevata. L’appassimento è un passaggio fondamentale, non a caso qui, in questa zona, è considerato una seconda vendemmia . Le uve devono essere sane e perfettamente mature non solo sulla buccia, cioè al loro esterno, ma anche nel loro interno, vengono selezionate già al momento della raccolta, nelle prime tre settimane del mese di ottobre. Si scelgono i grappoli chiamati ‘spargoli’, cioè quegli acini non troppo vicini tra loro, in modo che l’aria sia libera di circolare. Questo scuro bottino preziosissimo è  distribuito su ampi plateaux, non più le cassette di legno, ma cassette di plastica con i trafori, utilissime per stabilire il giusto grado di aerazione e assicurare una più rapida ed efficace lavabilità dopo l’utilizzo.

Il ripetuto, rigoroso ed inflessibile controllo di tralci e dei germogli, la resa che diventa com’è ovvio limitata, la tecnica di appassimento e di fermentazione secondo solidi principi naturali, l’invecchiamento nelle barriques , permettono un prodotto di qualità, alta espressione e giusta affinità d’intenti delle uve Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara   che una volta maturate, prima di essere raccolte salutano il Castello sito in posizione strategica sul culmine di un dolce colle, i cui ruderi sono appena di qualche passo sopra di loro e di cui si ha assoluta certezza dall’anno 971; la storia lo sa essere stato ceduto ad Alberto I Della Scala e dieci anni dopo piegato dai segni lasciati da molteplici incursioni e guerre. Oggi ahimé è visibile solo dal suo esterno. Tuttavia, per riassaporare un po’ di quel passato e farlo tornare basterebbe stappare una bottiglia di Amarone, far rotolare accanto al balloon il tappo in sughero siglato Ferragù, prendere tra le dita lo stelo, far ruotare piano il liquido rubino nel bicchiere e lasciarsi andare con flemmatica tranquillità al decanto di sapore ricco e nuovo, vecchio e storico.

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